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	<title>LUOGHI DELLA MEMORIA </title>
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	<description>Luoghi della Memoria, un progetto di ISTORECO Livorno </description>
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		<title>Lapide ai caduti 1940/45</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 1945 09:17:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Castagneto Carducci]]></category>
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		<description><![CDATA[«Il 18 novembre 1943 fu costituito il Comitato clandestino di Bolgheri. Venne immediatamente allacciato alla base del Fronte di Liberazione di Piombino. I suoi membri furono: Filippo Masina, Alberto Rango, Otello Querci, Gaetano Berti e Giuseppe Paniccio. I primi collaboratori furono: Nilio Parenti, Alvaro Burlacchini, Arialdo Monticelli e Mario Scaramelli. Da quel giorno ebbe inizio&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/castagneto6/" title="Continua a leggere &#8216;Lapide ai caduti 1940/45&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Il 18 novembre 1943 fu costituito il Comitato clandestino di Bolgheri. Venne immediatamente allacciato alla base del Fronte di Liberazione di Piombino. I suoi membri furono: Filippo Masina, Alberto Rango, Otello Querci, Gaetano Berti e Giuseppe Paniccio. I primi collaboratori furono: Nilio Parenti, Alvaro Burlacchini, Arialdo Monticelli e Mario Scaramelli. Da quel giorno ebbe inizio il lavoro clandestino per l&#8217;aiuto ai patriotti. Nelle nostre macchie già da 15 giorni vagavano Giulio Parrini e Giulio Matteucci. Di famiglia non abbienti, essi, perseguitati dai nazi fascisti non avevano possibilità di aiutarsi direttamente e per ciò ebbero la prima nostra cura e furono il piccolo nucleo sul quale doveva poco dopo poggiare la nostra Banda. Le prime mosse furono difficili poiché i nazi fascisti sorvegliavano attentamente coloro che essi presumevano contrari alle loro idee. Le prime riunioni del C.L.N. avvenivano saltuariamente in casa Masina e alla macchia in località «Madonnina». Masina e Rango per le loro funzioni di lavoro potevano dar meno nell&#8217;occhio allontanandosi da Bolgheri, avevano modo di far propaganda e di istradare verso il nostro nucleo partigiano giovani sbandati o comunque perseguitati. Ad un certo punto, venendo a mancare i fondi e fattasi critica la situazione politica del posto poiché il fascio costituito aveva dei facinorosi, questo Comitato si rivolse alla base centro di Piombino per avere aiuti. Piombino che aveva una propria formazione ci rispose negativamente. In una accalorata riunione che facemmo alla macchia fu deciso di rompere il cerchio che era tra noi e i pochi collaboratori e di affrontare un presunto sovvenzionatore che pur conoscendo le sue idee e i suoi sentimenti non era ancora stato interpellato poiché i tedeschi lo sorvegliavano da vicino. Fu dato incarico a Berti Gaetano di fare una richiesta esplicita al predetto, Sig. Marchese Mario Incisa della Rocchetta. Avevamo assicurato il solido terreno alle nostre mosse e appagate le nostre aspirazioni. Il 15 Gennaio 1944 la nostra Banda poteva ormai considerarsi ufficialmente costituita poiché avevamo assicurato chi, anche se fossero occorsi sacrifici, l&#8217;avrebbe sovvenzionata e alimentata. Il nucleo della Banda fu talmente ingrossato che, conoscendo  i sentimenti del Maggiore Italo Allegri, Comandante del Gruppo Carabinieri di Livorno e a Bolgheri sfollato poiché si rifiutò di servire lo pseudo governo repubblichino, gli offrimmo il comando militare della Formazione. Il Maggiore Allegri ne fu lieto e ne divenne un attivo e entusiasta Comandante. Il 10 Febbraio cominciò il lavoro clandestino per i collegamenti con le formazioni vicine. I detti collegamenti venivano effettuati da Masina e Rango che seguivano gli ordini di Piombino, Livorno e Firenze. Il locale Comitato faceva pressione alla base centro del Fronte di Liberazione di Piombino poiché in Castagneto Carducci e in Bibbona venissero costituiti i Comitati in quanto i due paesi già avevano alla macchia le loro formazioni. Ai primi di marzo, dopo molto arduo e difficile lavoro, i nostri addetti ai collegamenti riuscirono ad avere i collegamenti diretti con le formazioni che andavano da Follonica a Castellina Marittima. Risolti molti problemi mancavano ora le guide. Interpellati il Signor Scotto Silvano, addetto militare, che abitava a S. Vincenzo, esso ci promise di venirci incontro; ma passati circa 20 giorni di attesa e non vedendo nessuno, addestrammo nuovi collaboratori; Mariotti Ivo e Fatticcioni Antenore al servizio di collegamento. Il 5 Aprile, dal presidio Tedesco di Bolgheri riuscimmo a fare evadere 5 prigionieri Russi, tra i quali un Maggiore medico, 2 Veterinari e un Insegnante. Citiamo questo caso poiché l&#8217;organizzazione della loro fuga ebbe fasi drammatiche dato gli elementi che essi erano e perché questi si resero molto utili alla formazione di S. Carlo alla quale furono stradati. Il 18 di Aprile ci giunse un messaggio dai dirigenti di Piombino che la formazione del Frassine comandata dal Maggiore Chirici trovavasi in difficoltà per mancanza di pane. Ancora una volta ci rivolgemmo al Marchese Incisa e datoci 160 chili di farina la caricammo su più biciclette e la portammo alla predetta formazione. Alla nostra formazione due altre fonti di alimentazione si erano aperte: i Conti Ugolino e Giorgio della Gherardesca mandavano generi vari di prima necessità. I primi di maggio i dirigenti del fronte di Piombino acquistarono una macchina tipografica per la compilazione di volantini e fogli di informazioni. La macchina costò 10mila Lire. Il C.L.N. di Bolgheri mandò 4mila Lire. Le somme di denaro affluivano a questo Comitato con abbondante copia poiché la cerchia dei collaboratori si era allargata. Il 15 maggio, il Consorzio Agrario di Cecina ordinò al Campolmi, depositario dell&#8217;olio ammassato di consegnarlo per l&#8217;esportazione. Il Comitato dette ordine al Campolmi di non consegnare l&#8217;olio e obbligò il commissario del fascio di Bolgheri, Carlo Caroti a fare revocare l&#8217;ordine di esportazione e il Comitato fece la distribuzione razionata alla popolazione. Ormai può dirsi che il Comitato aveva in mano il Paese anche se i fascisti e i tedeschi si dimostrarono più aggressivi. La formazione intanto si era ingrossata: vigilava e operava. Al Comandante Allegri si era affiancato Otello Querci per provvedere alla parte politica e amministrativa. Giuseppe Paniccio era il raccordo continuo tra la formazione e il C.L.N. Il primo giugno Masina e Rango, chiamati urgentemente, presenziarono a un importante convegno inter-Comitati: era imminente l&#8217;ora della liberazione. Portarono dalla riunione dei manifesti da lanciare alla popolazione per annunciare il prossimo evento. Furono lanciati il 4 giugno alle ore 8 e 30 del mattino da Masina Filippo, Papi Vitige, Scaramelli Mario, e Cartei Natale. L&#8217;effetto ottenuto fu quello sperato con visibile dispetto dei fascisti e dei tedeschi. Sette soldati, un milite repubblicano e 18 soldati russi raggiunsero la nostra formazione. Il 25 Maggio il sergente repubblicano Pelosi, di stanza a Bolgheri e il già Commissario Luigi Caroti denunciarono per scritto all&#8217;ufficio politico della federazione il Maggiore Allegri, Rango Alberto ed altri per opera sobillatrice contro i nazi fascisti. La sorveglianza degli sgherri nazi fascisti si fece più acuta; quasi tutti i membri del Comitato raggiunsero la formazione e al gravoso compito della alimentazione della Banda e per le principali questioni del paese provvidero i collaboratori Parenti Nilio, Scaramelli Mario, Rango Antonio, Corti Adriano, Monticelli Araldo, Sergi Magnani e Papi Vitige. Il 29 Giugno la formazione operando di concerto con gli Alleati occupò il paese. Fu provveduto al servizio d&#8217;ordine e i Partigiani senza rappresaglie ma con la dovuta giustizia provvidero subito a fermare i principali artefici dell&#8217;asservimento del paese ai tedeschi. La formazione dopo breve tempo fu smobilitata: a tutti i componenti fu dato un premio che pur modesto che fosse ascese ad una somma di lire 24.400. Dalla posizione clandestina, il C.L.N. divenne l&#8217;ente legale e la Autorità del paese. Sistemate le questioni politiche venne subito provveduto alla grave e deficitaria situazione alimentare. Fu distribuito del gran turco a tutti i tesserati del paese; il molino che già da molto tempo non funzionava, per mancanza di energia elettrica, venne provvisoriamente dotato di un locomobile; mediante una stretta intesa con la nuova amministrazione comunale si sistemarono i piani del tesseramento e le nuove carte annonarie e nel limite del possibile si iniziarono le nuove distribuzioni. Mediante spontanee elargizioni il Comitato poté avere a sua disposizione una somma di 60 mila lire. Subito fu provveduto a venire incontro ai sinistrati, agli ammalati e indigenti».</p>
<p>(Relazione sull&#8217;attività del Cln Bolgheri, inviata dal Cln Bolgheri al Cln Livorno il 4 agosto 1945)</p>
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		<title>5 bambini uccisi da una bomba</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Jan 1945 11:07:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Castagneto Carducci]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 7 gennaio 1945 un ordigno lasciato dai tedeschi esplose, togliendo la vita a cinque bambini: Ivo Magdalo Barsacchi di 11 anni, suo fratello Cesare Barsacchi di 6 anni, Rolando Billi di 6 anni, Franco Cosimi di 9 anni, Franco Barontini di 11 anni. Quest&#8217;ultimo era figlio di un portalettere livornese sfollato dalla famiglia a&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/castagneto3/" title="Continua a leggere &#8216;5 bambini uccisi da una bomba&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 gennaio 1945 un ordigno lasciato dai tedeschi esplose, togliendo la vita a cinque bambini: Ivo Magdalo Barsacchi di 11 anni, suo fratello Cesare Barsacchi di 6 anni, Rolando Billi di 6 anni, Franco Cosimi di 9 anni, Franco Barontini di 11 anni. Quest&#8217;ultimo era figlio di un portalettere livornese sfollato dalla famiglia a Castagneto.</p>
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		<title>La Zona nera: 8 giorni per sgombrare Livorno</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Oct 1944 07:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Gallo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Livorno]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti i Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[Ordine di evacuazione]]></category>
		<category><![CDATA[RSI]]></category>
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		<description><![CDATA[«La discrezionalità con cui le autorità tedesche decidono lo sfollamento forzato di gran parte della città è la prova più evidente dell&#8217;esclusivo potere che assumono su Livorno. Infatti il comando militare emana l&#8217;ordinanza di evacuazione dalla &#8220;zona di difesa di Livorno&#8221; comunicata dal commissario prefettizio Cigliese alla popolazione il 30 ottobre [1943], motivandola con l&#8217;impossibilità&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/livorno1/" title="Continua a leggere &#8216;La Zona nera: 8 giorni per sgombrare Livorno&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«La discrezionalità con cui le autorità tedesche decidono lo sfollamento forzato di gran parte della città è la prova più evidente dell&#8217;esclusivo potere che assumono su Livorno. Infatti il comando militare emana l&#8217;ordinanza di evacuazione dalla &#8220;zona di difesa di Livorno&#8221; comunicata dal commissario prefettizio Cigliese alla popolazione il 30 ottobre [1943], motivandola con l&#8217;impossibilità di tutelare in altro modo la sicurezza dei livornesi di fronte all&#8217;evoluzione della situazione bellica, ma volendo così evitare ogni ipotesi di atti di ostilità da parte della popolazione nell&#8217;eventualità di uno sbarco angloamericano.</p>
<p>All&#8217;interno della città, in quanto obiettivi di importanza strategica, devono essere sgomberate tutte le aree principali, racchiudenti l&#8217;attuale centro storico, l&#8217;Accademia Navale e i maggiori stabilimenti industriali, a cui vanno aggiunte quele della frazione di Ardenza prospicenti il Viale Regina Margherita e il Viale Vittorio Emanuele III e quelle sulla linea costiera nel territorio della frazione di Antignano.</p>
<p>L&#8217;unica strada che rimane aperta al traffico civile è quella che collega Livorno a Salviano e Valle Benedetta, tutte le altre devono essere considerate chiuse e la pena per i trasgressori è la fucilazione</p>
<p>I livornesi hanno solo otto giorni, poi ampliati a dieci, per asciare le loro case, e data la scarsità di mezzi di trasporto sono costretti ad abbandonare gran parte dei loro averi in quella &#8220;zona nera&#8221; che resta completamente nelle mani dei tedeschi.</p>
<p>Pur tenendo conto che gran parte della popolazione aveva già lasciato la città, gli stessi tedeschi devono ammettere che i disagi &#8220;sono notevoli, dato che molti degli alloggi di fortuna finora reperiti dovranno a loro volta essere abbandonati e che l&#8217;entroterra dispone di una capacità recettiva solo limitata&#8221;, tanto più che nei giorni successivi sulla stampa cittadina si invita a lasciare le proprie case anche a chi abita nella zona non evacuata.</p>
<p>Livorno è così di fatto una città abbandonata che mostra in modo esemplare l&#8217;inconsistenza del nuovo stato fascista e la sua subordinazione al potente alleato e alla sua volontà di sfruttamentodi un territorio e di una popolazione ridotti ormai in condizioni di estrema precarietà e difficoltà dall&#8217;evoluzione del conflitto».</p>
<p>[tratto da Matteo Mazzoni, <em>Nere rovine abbandonate e fumanti. Livorno durante la RSI</em>, in <em>Livorno nel XX secolo, Gli anni cruciali di una città tra fascismo, resistenza e ricostruzione</em>, a cura di Ivan Tognarini, Polistampa, Firenze 2005, pp. 245-6]</p>
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		<title>La battaglia per la liberazione di Cecina</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jul 1944 08:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cecina]]></category>
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		<category><![CDATA[battaglia]]></category>
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		<description><![CDATA[«La battaglia che portò alla liberazione di Cecina (29 giugno &#8211; 2 luglio 1944) fu dura e sanguinosa. Tra i molti episodi avvenuti nei quattro giorni di cruenti scontri, uno in particolare è rimasto celebre, tanto da avere acquisito negli anni una fama che supera i confini nazionali. Si tratta di un &#8220;duello&#8221; tra un&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/cecina3/" title="Continua a leggere &#8216;La battaglia per la liberazione di Cecina&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«La battaglia che portò alla liberazione di Cecina (29 giugno &#8211; 2 luglio 1944) fu dura e sanguinosa. Tra i molti episodi avvenuti nei quattro giorni di cruenti scontri, uno in particolare è rimasto celebre, tanto da avere acquisito negli anni una fama che supera i confini nazionali. Si tratta di un &#8220;duello&#8221; tra un carro armato Sherman americano ed un possente Tiger tedesco, avvenuto in via Montanara la sera del 1º luglio. Contrariamente a quanto accadeva di solito, a Cecina fu il tank statunitense a prevalere, nonostante la netta inferiorità quanto ad armamento e blindatura. I carri si trovarono all&#8217;improvviso l&#8217;uno di fronte all&#8217;altro, a pochi metri di distanza, e fecero fuoco contemporaneamente. I Germanici, nella concitazione del momento, sbagliarono mira. Dopo aver visto invece il proprio proiettile da 75 mm rimbalzare sulla poderosa corazza frontale del Tiger, il comandante dello Sherman ordinò al pilota di indietreggiare, approfittando del polverone sollevato dagli spari e dalle manovre, e nascondere il carro a ridosso di una villetta a lato della strada. I Tedeschi, nel tentativo di inseguire il mezzo nemico, caddero nella trappola: una seconda cannonata colpì il fianco del Tiger, dotato di una corazza meno spessa, e lo perforò, penetrando in corrispondenza del serbatoio del carburante. Il colpo stavolta si rivelò fatale: il gigantesco tank fu fermato e cadde preda di un incendio incontrollabile.»</a></p>
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		<title>Cecina liberata</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jun 1944 21:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Gallo]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Piazza Guerrazzi rappresenta da sempre il centro della vita cittadina ed in quanto tale ha visto succedersi le epoche e le ideologie che hanno segnato la storia della Nazione, ripercuotendosi puntualmente anche nella nostra realtà locale. Buona parte dei grandi eventi che hanno interessato Cecina hanno avuto come palcoscenico privilegiato questa piazza, situata tra il&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/cecina4/" title="Continua a leggere &#8216;Cecina liberata&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Piazza Guerrazzi rappresenta da sempre il centro della vita cittadina ed in quanto tale ha visto succedersi le epoche e le ideologie che hanno segnato la storia della Nazione, ripercuotendosi puntualmente anche nella nostra realtà locale. Buona parte dei grandi eventi che hanno interessato Cecina hanno avuto come palcoscenico privilegiato questa piazza, situata tra il Duomo e la vecchia sede comunale. Le due immagini, scelte tra le molte che abbiamo a disposizione, valgono a dimostrare quanto detto: separate da una ventina d&#8217;anni e dal grande spartiacque rappresentato dal Secondo Conflitto Mondiale, le due manifestazioni immortalate sono diverse in tutto, ma accomunate dallo sfondo della piazza. L&#8217;insegna della Farmacia Bertelli, leggibile nella prima fotografia, identifica quello che è stato per quasi un secolo uno dei punti focali del luogo e richiama alla memoria una figura che è doveroso ricordare, quella del Dottor Amilcare Bertelli, titolare di essa in quegli anni. Figura di liberale che mai si era piegato al fascismo nonostante le minacce e le intimidazioni, prodigatosi per aiutare chiunque ne avesse avuto bisogno negli anni tragici della guerra, per il coraggio e la coerenza fu eletto primo Sindaco di Cecina liberata, in quel fatidico luglio 1944, il cui clima d&#8217;euforia è ben testimoniato dalla seconda fotografia».</a></p>
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		<title>I bunker delle Gorette</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jun 1944 08:58:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cecina]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti i Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[bunker]]></category>

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		<description><![CDATA[«Durante la primavera del 1944, con l’approssimarsi della minaccia rappresentata dalla Vª Armata americana, il genio dell&#8217;esercito tedesco, che già presidiava il territorio, provvide a realizzare oltre una dozzina di bunker nella zona tra Cecina e Vada, costringendo diversi civili italiani a lavorare duramente alla loro costruzione. Varie furono le tipologie di bunker che furono&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/cecina6/" title="Continua a leggere &#8216;I bunker delle Gorette&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Durante la primavera del 1944, con l’approssimarsi della minaccia rappresentata dalla Vª Armata americana, il genio dell&#8217;esercito tedesco, che già presidiava il territorio, provvide a realizzare oltre una dozzina di bunker nella zona tra Cecina e Vada, costringendo diversi civili italiani a lavorare duramente alla loro costruzione. Varie furono le tipologie di bunker che furono approntati: da quello in acciaio, una specie di grosso cubo con la metà inferiore interrata e la superiore sormontata dalla torretta di un carro Panther, a quelli in cemento armato, sia di piccole dimensioni (modello “Tobruk”), in grado di ospitare uno o due soldati ed armati con mitragliatrici pesanti come la temibile Mg 42, sia grandi, con maggiore articolazione interna e dotati, oltre che di mitragliatrici, anche di cannoni. Questi “fortini” furono disposti lungo la linea costiera, dato che i Tedeschi si aspettavano uno sbarco alleato, ma quando invece, all&#8217;alba del 29 giugno 1944, la 34a Divisione americana attaccò via terra da sud, essi ebbero modo di giocare comunque un ruolo nella battaglia, semplicemente volgendo le armi in quella direzione. A distanza di 70 anni, questi sono alcuni dei bunker sopravvissuti (ne restano altri minori a Vada); nel realizzare il pannello commemorativo, non disponendo di fotografie dell&#8217;epoca che li ritraggano “in assetto da combattimento”, abbiamo fatto ricorso a disegni, per quanto possibile fedeli ed evocativi»</p>
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		<title>Liberazione!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jun 1944 21:19:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Gallo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[San Vincenzo]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti i Comuni]]></category>
		<category><![CDATA[liberazione]]></category>
		<category><![CDATA[riunioni dei partigiani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 27 giugno 1944, San Vincenzo veniva liberata dopo due anni di occupazione nazista. Era la fine di un periodo di violenza e di terrore, ma era anche l&#8217;inizio di una nuova vita, tutta da ricostruire. Niente era ancora garantito per il futuro, la sola cosa che contava era che il fronte si fosse spostato&#8230;<p><a class="more-link" href="http://istorecolivorno-ldm.it/sanvincenzo1/" title="Continua a leggere &#8216;Liberazione!&#8217;">Continua a leggere <span class="fa fa-arrow-circle-right"></span></a></p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il 27 giugno 1944, San Vincenzo veniva liberata dopo due anni di occupazione nazista. Era la fine di un periodo di violenza e di terrore, ma era anche l&#8217;inizio di una nuova vita, tutta da ricostruire. Niente era ancora garantito per il futuro, la sola cosa che contava era che il fronte si fosse spostato più a nord e che San Vincenzo non avrebbe vissuto nuovamente gli orrori della guerra.</p>
<p>Non era scontato però il tipo di società che si sarebbe affermato dopo la liberazione, quali forme di organizzazione avrebbero scandito la vita di migliaia di persone, famiglie, villaggi, città sfiancate dalla guerra. C&#8217;erano i partigiani, certo, che si presentavano come i vincitori della guerra di liberazione. Ma di fronte all&#8217;esercito alleato che ne ordinò la smobilitazione, ci fu poco da fare. I rapporti di forza effettivi erano troppo sbilanciati in favore delle armate angloamericane.</p>
<p>I mesi successivi alla Liberazione furono anche mesi di intensa attività organizzativa da parte dei partigiani smobilitati e delle forze politiche che ne raccolsero l&#8217;eredità. San Vincenzo, per la sua posizione centrale nel territorio provinciale livornese, fu il luogo dove si svolsero alcuni importanti momenti di riunione, a guerra ancora in corso.</p>
<p>I documenti che presentiamo nella sezione <em>Media</em> sono due preziose tracce di questa attività. Una è la relazione sul convegno partigiano tenuto il 28 gennaio 1945, l&#8217;altra è la risoluzione votata dai delegati politici e militari della 3ª Brigata Garibaldi riuniti a S. Vincenzo il 2 dicembre 1945.</p>
<p>Sono documenti che ci fanno riflettere sul fatto che le battaglie non finirono con la liberazione: anche in seguito all&#8217;allontanarsi della guerra, l&#8217;organizzazione della pace richiese un grosso impegno, non privo di scontri interni e conflitti. Giocati però all&#8217;interno di un quadro di confronto democratico: ecco la più grande eredità che ci ha lasciato la Resistenza.</p>
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